Bisogna mobilitarsi contro il veleno leghista che smonta letteralmente I architettura istituzionale e costituzionale del nostro paese, La Costituzione a quasi tre anni dalla vittoria contro il referendum Boschi/Renzi del dicembre 2016, è di nuovo sotto il forsennato attacco liberista.

Il disegno dell’autonomia differenziata è un disegno della Lega e dei M5S come è evidente all’ art 20 del contratto di Governo, disegno che viene anche portato avanti dal PD, tutti concordi col pro­getto del capitale del Nord che guarda all’asse con Carinzia, Slovenia, Baviera, che si inserisce nelle dinamiche produttive mitteleuropee.

Alla lega, che oggi si finge nazionale, rispolvera il progetto di Miglio per tenere insieme il proprio blocco sociale, un PD, quello dell’Emilia Romagna che presenta richiesta di autonomia e la cosid­detta preintesa tra il governo GentiIoni con Lombardia e Veneto 4 giorni prima delle elezioni politi­che del 2018. Senza dimenticare che la porta fu spalancata dall’assurda riforma del titolo V della Costituzione, voluta dal centrosinistra e da noi di Rifondazione Comunista osteggiato fin dal primo dibattito e voto in Parlamento. Fummo facili profeti.

Siamo di fronte alla “secessione dei ricchi” dell’ Italia divisa in “staterelli” di podestà, un progetto di sovranismo regionale: le regioni rischiano di diventare piccoli stati, con una ulteriore centraliz­zazione burocratica e di potere. Un progetto che abbatte tutta la prima parte della Costituzione repubblicana, è il vero primo grave attacco all’universalità dei diritti, dell’eguaglianza alla coesione sociale.

Ma allora, di cosa stiamo parlando? Dello Stato nazionale che si dissolve. Parliamo delle 23 principali materie dello Stato sociale, del trasferimento della quota massima di potestà legislativa statale di principio. Vi è un effetto automatico: per il numero e l’ampiezza delle materie coinvolte lo Stato si priva della capacità di formulare obiettivi di politica economica e sociale, con l’ovvio scenario futuro di una emarginazione del Centro Italia e I’ abbandono completo del Sud e di ogni politica euromediterranea.

Inoltre la regionalizzazione di larga parte del pubblico impiego e di materie come la tutela e sicu­rezza del lavoro, la retribuzione aggiuntiva, la previdenza integrativa, gli incentivi alle imprese darà un colpo mortale al sindacato nazionale e al contratto nazionale di lavoro, al Servizio Sanita­rio Nazionale, gravissimo è l’attacco alla scuola repubblicana, unitaria e plurale, all’istruzione e alla formazione che sono il fondamento della nazione. Diventerebbero istituzionalizzate le gabbie salariali.

E non parliamo dell’ambiente e del ciclo dei rifiuti. Sarebbe, ovviamente, un processo globale di privatizzazioni.

Dobbiamo ripartire dalla Costituzione. Perché il governo propone una “attuazione incostituzionale della Costituzione”. Essa non può, infatti, violare i diritti fondamentali di eguaglianza sostanziale, avremmo una torsione della stessa idea di cittadinanza; che sarebbe determinata dalla residenza ; cambierebbe, cioè, a seconda delle regioni in cui si risiede la quantità e la qualità del godimento dei diritti universali dello Stato di diritto. Occorre, in definitiva, una forte mobilitazione costituzio­nale, culturale, politica.

Abbiamo il compito di costruire un’ opposizione politica e sociale.

Indignamoci, ribelliamoci, disobbediamo, il tempo è ora!